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| L'ex sindaco Giancarlo Gabbianelli |
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| Armando Balducci |
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- I danni causati dalla gestione del Cev sono destinati a farsi sentire non solo nell'immediato, ma anche nel tempo.
La Corte dei Conti, nel trarre le somme dell'inchiesta portata avanti dalla Guardia di Finanza è netta nel definire il dissesto della società pubblica oggi in liquidazione.
Dissesto che ha provocato un danno erariale da nove milioni di euro, cifra per la quale, la procura regionale chiama in causa cinquantuno fra amministratori, politici, tecnici. A diverso titolo e in diversa misura, a rimborsare la somma.
“L'affidamento senza gara d'appalti di servizi – si legge nell'invito della Corte dei conti a produrre deduzione inviato ad amministratori e tecnici-, la liquidazione di somme extra contratto ed extra bilancio, l'acquisto d'azioni a un prezzo maggiore del reale, hanno contribuito per un breve periodo a occultare la dannosa gestione Cev, ma non sono servite a evitare il tracollo finanziario”.
Tanto che oggi la partecipata è in liquidazione. Una situazione che la Corte imputa anche alla mancanza di controlli da parte degli organi preposti. Provocando l'ipotesi di danno erariale da nove milioni di euro, frutto della violazione delle regole sulla concorrenza, gestione extra contabile illecita delle spese comunali, acquisto azioni e capitalizzazione.
A queste conclusioni la Corte dei Conti è arrivata dopo le indagini da parte della Guardia di Finanza.
“I risultati – afferma la Corte dei conti - hanno consentito d'accertare fra il 2003 e il 2008, la sistematica violazione da parte d'amministratori e dirigenti comunali, delle norme d'evidenza pubblica che regolano l'aggiudicazione d'appalti pubblici di servizi, sia l'affidamento di servizi pubblici locali, nonché la loro proroga”.
Al Cev gli appalti erano assegnati direttamente, senza procedura d'evidenza pubblica. Al Cev andavano i servizi, ma secondo la Corte, la partecipata non aveva requisiti professionali ed economico finanziari adeguati per poterli svolgere.
Tanto che: “Il Cev – prosegue l'atto - ha dovuto (pur non autorizzato) affidare a privati i servizi, facendo sostenere al Comune costi superiori rispetto a quelli che avrebbe sostenuto se amministratori e dirigenti comunali avessero fatto ricorso a legittime procedure”. Ovvero bando pubblico.
L'elenco degli appalti nel mirino della Corte dei conti è lungo. Si va dall'appalto per il verde pubblico e arredo urbano, all servizio d'igiene pubblica, pulizia della città, riscaldamento uffici pubblici, pulizia uffici comunali, manutenzione impianti palazzo di giustizia, riscossione delle multe, recupero tributi evasi, illuminazione pubblica, servizi cimiteriali.
Ma al Cev arrivavano somme senza che se ne discutesse in consiglio comunale. ”Facendo venire meno il riconoscimento di legittimità”.
Si cita il mandato per la manutenzione del verde non previste in appalto (186.536 euro), o lavori straordinari al cimitero (54.096 euro) o maggiori compensi per lavori straordinari nel 2005 (358.368 euro).
Secondo la Guardia di Finanza, il danno è stato provocato anche dall'acquisto, avvenuto nel 2006, d'azioni Cev ancora in mano a privati.
Sarebbero state acquisite al valore nominale, nonostante quello reale fosse negativo. Infine, le somme corrisposte nel 2006 e 2007 dal Comune al Cev come futuro aumento di capitale (900mila e un milione di euro), utilizzati invece, per ripianare le passività della società.
Nel documento della Corte dei conti vengono analizzati dettagliatamente i danni che i vari appalti avrebbero comportato.
In particolare per quanto riguarda l'appalto di servizi per la riscossione dei verbali di violazione delle norme della strada, affidato senza gara al Cev, il colonnello Alfredo Matteucci così spiega la procedura seguita: “Non è stata fatta alcuna gara di evidenza pubblica per l'affidamento di tale servizio in quanto fummo indirizzati dall'amministrazione comunale, nelle persone del sindaco Gabbianelli e il direttore generale Balducci, nell'affidare al Cev tale attività di servizi”.
In questo caso, secondo gli accertamenti della Guardia di Finanza, il danno erariale sarebbe stato di oltre 650mila euro.
Una vicenda complessa e destinata a far discutere. I diretti interessati ora hanno trenta giorni di tempo per produrre le proprie deduzioni o farsi ascoltare dal magistrato inquirente, il sostituto procuratore generale Marco Smiroldo.
Cinquantuno le persone chiamate in causa dalla Procura Regionale della Corte dei Conti, fra cui figurano amministratori della passata consiliatura, alcuni dei quali presenti anche in quella attuale, dirigenti, membri del consiglio d'amministrazione Cev, vecchio e nuovo.
L'atto della procura della Corte dei conti prevede la notificato a: Giancarlo Gabbianelli, Armando Balducci, Maurizio Guerrini, Paolo Izzi, Antonio Fracassini, Francesco Moltoni, Massimo Romolo Rossetti, Luisa Crescini, Alfredo Matteucci, Giancarlo Maria Manetti, Stefano Menghini, Paolo Muroni, Mario Rossi, Luigi Taddeucci, Mauro Rotelli, Giovanni Maria Arena, Maurizio Tofani, Marco Maria Bracaglia, Roberto Leone, Attilio Moretti, Angelo Allegrini, Edvige Giovannelli, Renato Di Martino, Gianluca Palombo, Fosca Mauri, Vittorio Maculani, Paolo Salani, Mauro Baraldi, Rodolfo Gigli, Paolo Barbieri, Aldo Bellocchio, Adelio Salvatori, Gianluca Salza, Roberto Bennati, Fabio Moretti, Maria Teresa Topi, Ottavio Raggi, Vittorio Galati, Massimo Gemini, Enrico Maria Contardo, Antonella Stella, Paola Selvaggini, Augusto Turchetti, Maurizio Federici, Francesco Maria Simoncini, Goffredo Taborri, Massimo Fattorini, Carlo Maria D’Angelo, Giuseppe Mangano, Maurizio Rubini, Nazzareno Bucaccio.
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